Sebbene rappresenti un mercato più piccolo di quello umano, il settore del farmaco veterinario è fondamentale per la salute pubblica, attraverso quella animale. Quali sono le opportunità lavorative nelle aziende della salute animale? Con quali formazioni? E che differenze rispetto al settore umano? Ne abbiamo parlato con la dott.ssa Arianna Bolla, medico veterinario e Presidente di Federchimica - AISA – Associazione Imprese Salute Animale.
Come lavorare nella veterinaria. Intervista ad Arianna Bolla, Presidente AISA
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Scopri Vet CareerCome è strutturata un'azienda della salute animale
La prima distinzione importante è tra due tipologie di imprese. Le aziende della salute animale possono essere società autonome oppure parte di una realtà farmaceutica umana, come ramo dello sviluppo. In questo secondo caso possono condividere alcuni dipartimenti, come risorse umane o legale.
In generale, l'organizzazione ricalca quella di un'azienda farmaceutica umana: commerciale, marketing e tecnico, regolatorio, farmacovigilanza, ricerca e sviluppo, qualità, legale e risorse umane. In alcuni casi è presente anche l'attività di Market Access. Se per la farmaceutica umana questa funzione è legata alla negoziazione con il sistema sanitario nazionale, in veterinaria è più orientata ai Corporate Affairs, ovvero alle relazioni con istituzioni e stakeholder del settore.
Ruoli principali e requisiti formativi
Il dipartimento commerciale e di marketing è quello maggiormente presidiato. Si parte dagli informatori scientifici del farmaco, figure che spesso differiscono a seconda delle specie di interesse — animali da compagnia o da produzione zootecnica — e per cui è solitamente richiesta una formazione scientifica veterinaria.
La stessa formazione è richiesta anche per il ruolo di tecnico di specie, figura di supporto alle vendite e alla farmacovigilanza, talvolta importante anche per il marketing, che nel settore della salute animale veicola messaggi di natura primariamente scientifica.
Dal medesimo percorso di formazione veterinaria provengono molto spesso anche figure apicali come responsabili di area, direttori commerciali o direttori marketing. Per i dipartimenti di ricerca e sviluppo e regolatori è richiesto un background scientifico, preferibilmente veterinario, ma non solo. Il settore regolatorio, che comprende la registrazione di nuovi farmaci e le prove cliniche a supporto, è uno sbocco professionale che pochi considerano, ma nel quale le conoscenze acquisite sono estremamente utili, come per i responsabili di farmacovigilanza.
Opportunità anche senza laurea scientifica
Assolutamente sì. Anche nel settore della salute animale, e forse più che in altri, è fondamentale il saper comunicare. Non solo per veicolare messaggi tecnici, ma anche per presidiare la sfera social e digitale. Oltre ai profili legali, finanziari e di risorse umane, dove i requisiti sono più definiti, escono spesso nuove opportunità legate a comunicazione, marketing digitale e corporate affairs.
Da ricordare
Non serve per forza una laurea scientifica per lavorare nella filiera veterinaria. Competenze comunicative, digitali e relazionali sono sempre più richieste dalle aziende della salute animale.
Come avviene il recruiting
Esistono diversi modi per approcciarsi a un'azienda. Si possono usare i canali classici, rispondendo agli annunci di ricerca del personale, oppure inviare il curriculum in modo proattivo, anche al di fuori delle vacancy aperte. Un'altra modalità efficace è approcciare l'azienda attraverso un'opportunità di stage, che preferenzialmente viene proposta frequentando un master: permette di farsi conoscere direttamente dall'interno.
Le soft skills più importanti
Non esistono differenze significative rispetto ad altri settori. Oggi più che mai serve essere aperti al cambiamento. La voglia di imparare e l'umiltà nel farlo sono caratteristiche importanti, soprattutto per un medico veterinario che approccia l'industria, ma non sono dissimili da ciò che serve anche in libera professione. Poi curiosità, capacità di relazione e di lavorare in team: aspetti centrali per chi vuole entrare in questo mondo.
Il consiglio ai giovani che approcciano il settore
L'umiltà nell'imparare dagli altri è fondamentale. Il giovane medico veterinario che entra in azienda non deve pensare di perdere il contatto con l'animale: semplicemente affronta il tema della salute in modo diverso rispetto a chi sceglie l'ambulatorio, la clinica o una specializzazione prettamente medica. È un mondo dinamico, che sia commerciale, tecnico o regolatorio, e offre molte strade per chi è disposto a imparare.
Conclusione
Lavorare nella veterinaria non significa solo fare il clinico. Le aziende della salute animale offrono percorsi diversi — commerciale, marketing, regolatorio, ricerca, comunicazione — e molti di questi sono accessibili sia a chi ha un background scientifico veterinario, sia a chi porta competenze trasversali. La chiave, ci ricorda Arianna Bolla, è l'umiltà di imparare e la curiosità per un settore che cambia continuamente.
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