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    Pet tech e veterinaria: dove vanno i soldi (e cosa cambia per chi lavora nella filiera)

    Francesca | GenV Marketing veterinarioPubblicato il 10 agosto 20263 min di lettura

    Negli ultimi anni il capitale che entra nel mondo pet ha cambiato indirizzo. Non finisce più solo nei gadget per il proprietario — collari smart, distributori automatici, app per contare i passi del cane — ma sempre di più nell'infrastruttura che tiene in piedi la cura degli animali: cliniche, software gestionali, telemedicina, diagnostica. Per chi lavora nella filiera veterinaria è un segnale che vale la pena leggere con attenzione, perché tocca il modo in cui si lavora in ambulatorio e il modo in cui ci si posiziona nel mercato.

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    Il mercato in numeri

    Secondo le stime di settore, il mercato globale del pet tech valeva circa 14,6 miliardi di dollari nel 2025 ed è proiettato a superare i 60 miliardi entro il 2035, con un tasso di crescita annuo composto intorno al 15,5%. Numeri che raccontano un settore in piena espansione, in cui la tecnologia smette di essere un accessorio e diventa parte strutturale del modo in cui si erogano le cure.

    Dove si concentrano davvero gli investimenti

    Il dato più interessante non è la dimensione, ma la direzione. Tra le prime realtà del pet tech per raccolta di capitali, le reti di cliniche veterinarie assorbono circa il 40% dei finanziamenti: insegne come Bond Vet, Modern Animal, Petfolk e Small Door Veterinary hanno raccolto complessivamente centinaia di milioni di dollari. Accanto a loro crescono le piattaforme digitali per la gestione dell'ambulatorio: la cloud-based Digitail, per esempio, ha chiuso un round Series B da 23 milioni di dollari. Anche l'assicurazione pet attira capitali importanti, a conferma che il tema dell'accessibilità economica delle cure è centrale in tutta la filiera.

    Cosa cambia nel lavoro quotidiano in ambulatorio

    Dietro le cifre ci sono strumenti che stanno già arrivando sul tavolo del medico veterinario. I gestionali cloud (PIMS) semplificano cartelle cliniche, prenotazioni e comunicazione con il proprietario. La diagnostica basata su intelligenza artificiale supporta la lettura di radiografie ed esami. La telemedicina apre canali di consulenza tra una visita e l'altra. Nessuno di questi strumenti sostituisce il giudizio clinico, ma tutti cambiano il ritmo della giornata e le aspettative di chi porta l'animale in visita.

    L'opportunità per chi lavora nel pet e nel vet

    Un settore che cresce così in fretta ha bisogno di voci competenti che lo raccontino. Chi presidia il tema dell'innovazione — spiegandola con rigore, senza cavalcare l'hype e senza tradire la parte clinica — costruisce autorevolezza sia verso i colleghi sia verso le aziende che cercano interlocutori affidabili. Per il professionista vet è il momento di far pesare la propria competenza anche online, prima che lo spazio lo occupi qualcun altro.

    Tre mosse concrete da fare adesso

    Inizia a testare almeno uno strumento digitale nella tua pratica e racconta cosa funziona e cosa no: l'esperienza reale è contenuto prezioso. Segui chi finanzia il settore, non solo chi lo usa, per capire in anticipo dove sta andando. E prendi posizione, con parole tue, sui temi caldi — dall'AI in diagnostica alla telemedicina — così da diventare un riferimento riconoscibile.

    Domande frequenti

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