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    Vaccino felino a RNA autoamplificante: cosa cambia

    Francesca | GenV Marketing veterinarioPubblicato il 25 ottobre 20267 min di lettura

    In 30 secondi: La Commissione europea ha autorizzato un vaccino felino a RNA autoamplificante che, secondo FNOVI, è il primo medicinale veterinario autorizzato in UE con RNA autoamplificante come principio attivo. È combinato, senza adiuvanti, in una gamma di cinque medicinali, e solo i tre con la componente FeLV contengono RNA. Per l'autore dell'articolo FNOVI, Luigi Zumbo, il valore reale della novità dipende dalla capacità di aumentare la quota di gatti protetti, riducendo il superfluo.

    Se vaccini gatti in ambulatorio, questa notizia ti dà un quadro chiaro di cosa è stato autorizzato e di cosa conta per la prevenzione felina. La FNOVI è stata invitata ad assistere alla presentazione in anteprima di una nuova gamma di vaccini per gatti. È successo il 12 ottobre 2026 a Varsavia, a margine del Congresso mondiale WSAVA. Nell'articolo pubblicato sul sito della Federazione il 22 ottobre, Luigi Zumbo ricostruisce autorizzazione, tecnologia e dati disponibili.

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    Cosa è stato autorizzato con il vaccino felino a RNA autoamplificante?

    Un unico vaccino felino liofilizzato combinato, che FNOVI indica come il primo medicinale veterinario autorizzato in UE con RNA autoamplificante come principio attivo. Il CVMP dell'EMA ha espresso parere favorevole il 16 aprile 2026. La Commissione europea ha poi adottato il provvedimento, che il titolare ha comunicato il 31 luglio 2026. Secondo gli EPAR la gamma comprende cinque medicinali, con combinazioni diverse di componenti.

    Solo i tre medicinali che includono la componente contro la leucemia felina (FeLV) contengono RNA. Le altre componenti sono ceppi vivi attenuati di herpesvirus felino tipo 1, calicivirus, virus della panleucopenia e Chlamydia felis. FNOVI non cita nomi commerciali né aziende.

    Come funziona la piattaforma a RNA autoamplificante?

    La componente FeLV usa un RNA autoamplificante contenuto in una particella replicon derivata da un alphavirus, il ceppo attenuato TC-83. La particella porta la glicoproteina gp85 del FeLV (ceppo A/Glasgow-1), è difettiva per la replicazione ed è diretta alle cellule dendritiche. L'articolo sottolinea che questa tecnologia è diversa da quella dei vaccini mRNA anti-COVID-19, che usano nanoparticelle lipidiche. La stessa piattaforma era già stata autorizzata per la prima volta in Nord America nel 2024 (Huisman e coll., 2026). Il pezzo cita anche dati di medicina umana, precisando che non sono trasferibili al gatto. Per noi la precisazione è utile, perché un caregiver che associa la parola "RNA" ai vaccini contro il COVID-19 potrebbe portare in ambulatorio dubbi nati da lì.

    Quali sono i dati di efficacia e sicurezza?

    Secondo lo studio del produttore (Huisman e coll., 2026), la viremia persistente da FeLV è stata prevenuta nel 91% dopo il ciclo primario. La percentuale scende all'85% a un anno e al 56% a tre anni dalla rivaccinazione. Gli stessi studi riportano una riduzione significativa dei segni clinici da herpesvirus e calicivirus, la protezione clinica da panleucopenia e leucopenia e una minore eliminazione degli agenti.

    Sul fronte della sicurezza, gli effetti più comuni indicati da EMA sono la tumefazione al sito di inoculo e una febbre di circa un giorno. Riguardano da 1 a 10 gatti su 100. L'autore è prudente: un vantaggio di sicurezza clinicamente dimostrabile richiede dati di farmacovigilanza. Per noi è l'atteggiamento giusto, lo stesso della FNOVI, che "seguirà l'evoluzione delle evidenze e ne darà conto ai colleghi".

    Perché l'assenza di adiuvanti fa discutere?

    Perché il tema degli adiuvanti si lega al sarcoma felino al sito di inoculo (FISS), sul quale le linee guida WSAVA riconoscono un'eziopatogenesi incerta e un disaccordo tra esperti. WSAVA raccomanda di favorire i vaccini non adiuvati dove il FISS è noto e dove esistono alternative. Allo stesso tempo ricorda che è "preferibile vaccinare con un prodotto adiuvato piuttosto che non vaccinare affatto". Le indicazioni pratiche restano quelle note: evitare la regione interscapolare, preferire la via sottocutanea, ruotare e registrare i siti di inoculo. Per le masse post-vaccinali vale la regola "3-2-1".

    Vaccini non adiuvati esistono già, ricorda l'articolo: il ricombinante FeLV a vettore canarypox, disponibile anche in Italia, e i vivi attenuati. Tradotto: la nuova gamma amplia le opzioni, e le regole di buona pratica sul sito di inoculo restano le stesse.

    Quanti gatti restano senza vaccino?

    I dati riportati da FNOVI dicono che una quota importante di gatti resta fuori dalla vaccinazione, e tra i motivi pesa la percezione dei proprietari. L'indagine di Carroll e coll. (2026) è stata condotta nel 2024 su 5.071 proprietari e 1.330 veterinari in 14 Paesi, Italia compresa. Secondo i proprietari, il 65% dei gatti risultava "precedentemente vaccinato". I veterinari, invece, riportavano una compliance del 77% per i vaccini core. Tra chi non vaccina, il 27% dei proprietari ritiene la vaccinazione superflua perché il gatto è sano e un altro 27% perché vive solo in casa.

    Il dato che ci colpisce di più è il divario di comunicazione. Solo il 16% dei proprietari cita la vaccinazione tra i tre fattori principali per la salute del gatto, contro il 69% dei veterinari. Il 58% dei proprietari indica il veterinario come fonte di informazione, ma solo il 23% dei veterinari dichiara di discutere l'importanza della vaccinazione con i caregiver. Le linee guida WSAVA 2024 (Squires e coll.) indicano che tutti i gatti dovrebbero essere vaccinati. FeLV è core per i gatti sotto l'anno e per gli adulti con accesso all'esterno o conviventi nelle regioni endemiche, Italia inclusa. Contro la FeLV si vaccinano solo gatti negativi al test.

    Cosa significa per la tua struttura

    Significa che hai un'occasione per riaprire il discorso sulla vaccinazione felina con i caregiver, partendo da un'informazione nuova e verificata. Il motto dell'Advisory Board on Cat Diseases riassunto da FNOVI è "vaccinare il maggior numero possibile di gatti, ma ciascuno solo con la frequenza necessaria". In pratica, la personalizzazione del protocollo diventa un argomento da spiegare al caregiver. Il nostro consiglio è di lavorare su tre fronti:

    • Prepara una risposta semplice per chi chiede se il vaccino a RNA è "come quello del COVID": la tecnologia è diversa e i dati umani non si trasferiscono al gatto.
    • Affronta in visita le due obiezioni riportate dall'indagine, il gatto sano e il gatto che vive in casa.
    • Racconta online come imposti la prevenzione felina, perché chi cerca informazioni sul proprio gatto usa anche le ricerche Google, AI e dei social.

    Il punto

    Il nuovo vaccino felino a RNA autoamplificante amplia le possibilità di personalizzare la vaccinazione del gatto. I dati vengono in gran parte dagli studi del produttore e il vantaggio di sicurezza andrà confermato dalla farmacovigilanza. Per noi il messaggio più utile dell'articolo FNOVI sta nella conclusione dell'autore: il fattore decisivo resta la qualità della comunicazione tra professionista e proprietario.

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    Domande frequenti

    Che cos'è il nuovo vaccino felino a RNA autoamplificante?

    È un vaccino felino liofilizzato combinato. Secondo FNOVI è il primo medicinale veterinario autorizzato in UE con RNA autoamplificante come principio attivo. Il CVMP dell'EMA ha dato parere favorevole il 16 aprile 2026 e la Commissione europea lo ha autorizzato. Secondo gli EPAR la gamma comprende cinque medicinali: solo i tre con la componente FeLV contengono RNA.

    Il vaccino felino a RNA contiene adiuvanti?

    No. Secondo l'articolo FNOVI di Luigi Zumbo del 22 ottobre 2026, il prodotto non contiene adiuvanti. Le linee guida WSAVA raccomandano di favorire i vaccini non adiuvati dove il sarcoma felino al sito di inoculo è noto e ci sono alternative. Ricordano però che è preferibile vaccinare con un prodotto adiuvato piuttosto che non vaccinare affatto.

    Quanto protegge il vaccino a RNA contro la leucemia felina (FeLV)?

    Secondo lo studio del produttore (Huisman e coll., 2026) riportato da FNOVI, la viremia persistente da FeLV è stata prevenuta nel 91% dopo il ciclo primario. La percentuale è dell'85% a un anno e del 56% a tre anni dalla rivaccinazione. Gli effetti più comuni segnalati da EMA sono tumefazione al sito di inoculo e febbre di circa un giorno.

    Quanti gatti sono vaccinati secondo l'indagine Carroll e coll. (2026)?

    L'indagine di Carroll e coll. (2026) è stata condotta nel 2024 su 5.071 proprietari e 1.330 veterinari in 14 Paesi, Italia compresa. Secondo i proprietari, il 65% dei gatti risultava vaccinato in precedenza. I veterinari riportavano una compliance del 77% per i vaccini core.

    Fonte: Vaccinare tutti i gatti, ciascuno solo per ciò che serve: la nuova piattaforma a RNA autoamplificante e il tema dell'assenza di adiuvanti, Luigi Zumbo, FNOVI, 22 ottobre 2026.

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