Normative

    Decreti IA: cosa cambia davvero per il veterinario

    Francesca | GenV Marketing veterinarioPubblicato il 15 giugno 20265 min di lettura

    L'IA è già nel tuo gestionale, nel supporto diagnostico per immagini, nella bozza di referto che correggi prima di firmarla. Quello che mancava era una regola che dicesse chi risponde quando quello strumento sbaglia, e quale formazione serve per usarlo bene.

    Il 9 giugno 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato un pacchetto di decreti delegati attuativi sull'Intelligenza Artificiale che tocca direttamente le professioni sanitarie, veterinari inclusi. Lo ha riferito Palazzo Chigi e raccontato ANMVI Oggi. Qui trovi cosa cambia per te e cosa conviene fare nei prossimi mesi.

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    Cosa ha approvato il Consiglio dei Ministri

    I decreti delegati danno attuazione alla Legge nazionale sull'Intelligenza Artificiale (Legge 132/2025), entrando nel merito dell'attività professionale. La linea di fondo dichiarata è una sola: promuovere l'innovazione, ma governarla dentro una cornice antropocentrica. L'IA supporta la decisione, non sostituisce la responsabilità di chi la prende.

    Per il settore sanitario i provvedimenti intervengono su tre piani concreti: formazione, deontologia e responsabilità. Sono gli stessi tre piani su cui si gioca la fiducia del cliente quando porta l'animale in visita.

    Sul piano della governance, il pacchetto è allineato all'AI Act europeo: AgID è l'autorità di notifica, mentre l'ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale) vigila sul mercato ed è il punto di contatto con l'Unione europea.

    La responsabilità clinica resta tua

    La responsabilità non si trasferisce allo strumento. Resta in capo al professionista. Se usi un sistema di supporto diagnostico e firmi il referto, la decisione clinica è tua, con o senza IA.

    Accanto agli aspetti tecnici e giuridici, i decreti danno peso alla deontologia nell'uso dell'IA e agli obblighi informativi verso il cliente. Tradotto: il proprietario ha diritto di sapere se e come uno strumento di intelligenza artificiale entra nella gestione del suo animale.

    Non è un dettaglio formale. ANMVI aveva già pubblicato un fac simile per informare il cliente sull'uso dell'IA. Avere questa trasparenza nel proprio studio, oggi, è un segnale di professionalità prima ancora che un obbligo.

    In pratica

    Il principio antropocentrico significa che davanti al cliente, all'Ordine e a un eventuale contenzioso, l'interlocutore sei tu. Lo strumento è un mezzo, non un alibi.

    Un esempio concreto. Usi un software che legge una radiografia e segnala una possibile lesione. Il software sbaglia, tu ti fidi senza verificare e firmi. La responsabilità è tua, non del software. Vale anche al contrario: se il sistema non segnala nulla ma tu hai un dubbio clinico, la tua valutazione resta sovrana. L'IA aggiunge un parere, non lo sostituisce.

    Questo non è un appesantimento, è una tutela. Significa che il valore della tua firma e del tuo giudizio non viene eroso dall'automazione. La legge lo dice esplicitamente: l'obiettivo è evitare che l'automazione svaluti il lavoro intellettuale.

    La formazione sull'IA entra nell'ECM

    La novità che ti riguarda più da vicino: la formazione sull'IA diventa obbligatoria, con una percentuale specifica, dentro l'Educazione Continua in Medicina (ECM). Non sarà un corso facoltativo da fare se avanza tempo.

    E non riguarda solo l'uso tecnico degli strumenti. I contenuti previsti coprono anche i profili deontologici, etici e giuridici, perché il professionista mantenga piena responsabilità clinica. La formazione viene definita uniforme e permanente.

    La stessa logica si estende alla formazione manageriale dei dirigenti sanitari, pensata per gestire meglio organizzazione e risorse. Per chi lavora in libera professione, il messaggio è che l'alfabetizzazione sull'IA diventa parte del profilo professionale, non un di più.

    Vale la pena leggerlo come un'opportunità di metodo. La formazione obbligatoria significa che tra qualche mese tutti i colleghi avranno una base comune su questi temi. Chi la costruisce prima, e magari la racconta, parte avvantaggiato. È già successo con la privacy, con la fatturazione elettronica, con il GDPR applicato allo studio: ogni volta chi ha capito per primo è diventato il riferimento dei colleghi in ritardo.

    Equo compenso e classificazione di rischio

    C'è un punto che spesso passa inosservato e che invece tocca il portafoglio: l'uso dell'IA rileva anche ai fini dell'equo compenso.

    I parametri saranno commisurati alla classificazione di rischio del sistema impiegato e i decreti che li fissano andranno integrati entro dodici mesi. L'obiettivo dichiarato è che il compenso rifletta l'effettivo apporto professionale e il livello di responsabilità legato all'uso dello strumento.

    Detto altrimenti: più alto è il rischio del sistema che usi, più pesa la tua responsabilità, e questo deve riflettersi nei parametri di compenso. È un riconoscimento implicito che usare bene l'IA è una competenza professionale, non una scorciatoia da pagare di meno.

    Cosa fare adesso, da libero professionista

    Gli Ordini adegueranno i propri regolamenti entro sei mesi. Tu non devi aspettare quel termine per muoverti. Ecco i passi concreti che puoi fare già da questa settimana.

    1. Mappa dove usi già l'IA. Gestionale, refertazione, immagini, comunicazione di studio. Scrivi l'elenco: è la base di tutto.
    2. Informa il cliente. Prepara una formula chiara da inserire nel consenso o nella comunicazione. Parti dal fac simile ANMVI.
    3. Pianifica la formazione. L'ECM sull'IA arriverà comunque. Anticiparlo ti mette davanti, non in fila.
    4. Posizionati come riferimento informato. Sui social del settore chi spiega bene questi temi diventa il punto di riferimento della propria nicchia.

    Quest'ultimo punto è quello che spesso viene trascurato. Mentre la maggior parte dei colleghi aspetta di capire, chi sa raccontare in modo semplice cosa cambia, e cosa NON cambia, costruisce autorevolezza. Un tema normativo caldo come questo è una delle occasioni migliori per farsi notare da clienti e aziende del settore.

    Conclusione

    La cornice antropocentrica della legge dice una cosa che ai veterinari suona familiare: lo strumento aiuta, ma chi risponde è chi cura. L'IA ti fa recuperare tempo dalla burocrazia e dalla refertazione, e in cambio ti chiede di presidiare un perimetro nuovo fatto di formazione, trasparenza e responsabilità. Chi lo presidia per primo non subisce la norma: la usa per distinguersi.

    Domande frequenti

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