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    Petinfluencer: chi è, quanto guadagna e come diventarlo (regole 2026)

    Francesca | GenV Marketing veterinarioPubblicato il 25 ottobre 202613 min di lettura

    Petinfluencer: chi è, cosa fa e come puoi farlo anche tu

    Quando guardiamo il profilo di un cane o di un gatto con centinaia di migliaia di follower, la domanda arriva quasi da sola: potrebbe farlo anche il mio? Il pensiero successivo, di solito, riguarda i soldi, perché sappiamo che dietro molti di quei contenuti ci sono collaborazioni con brand di pet food, accessori e servizi.

    In questo articolo proviamo a rispondere con ordine. Vediamo chi è il petinfluencer, come lavora e da cosa dipendono i suoi guadagni, poi passiamo a come si inizia e alle regole che è opportuno conoscere prima di accettare la prima collaborazione: trasparenza sulla pubblicità, fisco e, soprattutto, benessere dell'animale.

    Di cosa parliamo in questo articolo

    • chi è il petinfluencer e quali profili esistono;
    • cosa fa ogni giorno e come guadagna;
    • come iniziare: nicchia, piattaforme, contenuti, costanza e community;
    • le regole sulla pubblicità: AGCOM, Digital Chart IAP e AGCM;
    • partita IVA, codice ATECO e contributi;
    • benessere animale e confine sanitario;
    • domande frequenti.

    1. Chi è il petinfluencer

    Il petinfluencer è un creator che costruisce un pubblico attorno agli animali e che, grazie a quel pubblico, può orientare le scelte di chi lo segue. In pratica esistono due modelli principali. Il primo è il profilo dedicato a un animale, in cui il cane, il gatto o il coniglio è il protagonista e spesso "parla" in prima persona, mentre il proprietario resta dietro la telecamera. Il secondo è il creator che parla di animali con la propria faccia e la propria voce, raccontando la vita con il suo pet, i prodotti che usa, i viaggi, l'adozione o l'educazione.

    I due modelli si possono combinare, e molti profili nascono in un modo e cambiano strada facendo. Anche l'INPS, nella circolare n. 44 del 19 febbraio 2025 sui content creator, descrive l'influencer come chi, grazie alla popolarità e al credito maturato presso la propria community, è particolarmente idoneo a orientare opinioni e gusti del pubblico, e sfrutta commercialmente la propria immagine soprattutto promuovendo beni o servizi. Per un petinfluencer l'immagine è spesso quella dell'animale, ma la responsabilità di ciò che viene pubblicato resta sempre della persona che gestisce il profilo.


    2. Cosa fa e come guadagna

    Il lavoro quotidiano del petinfluencer è fatto di idee, riprese, montaggio, risposte ai commenti e rapporti con i brand, molto più che di foto spontanee. Un profilo che cresce richiede un calendario editoriale, un minimo di attrezzatura, tempo per analizzare i dati e la capacità di proporsi alle aziende con numeri e contenuti coerenti.

    Le principali fonti di ricavo

    La stessa circolare INPS elenca i modi in cui un content creator può essere remunerato, e per chi lavora con gli animali si traducono così:

    • collaborazioni con brand: contenuti sponsorizzati per aziende di alimenti, accessori, assicurazioni, servizi di pet sitting o toelettatura;
    • affiliazioni e codici sconto: una percentuale sulle vendite generate dal proprio link o codice;
    • programmi delle piattaforme: quote dei ricavi pubblicitari o premi legati alle visualizzazioni, come il Programma partner di YouTube;
    • prodotti propri: merchandising, libri, calendari, corsi o servizi legati alla propria competenza.

    Quanto guadagna un petinfluencer

    Non esiste un dato ufficiale e affidabile sui guadagni dei petinfluencer italiani, quindi diffidiamo di chi promette cifre precise a post. Le tariffe si negoziano caso per caso: anche Instagram, nella sua guida ai contenuti brandizzati, indica che i termini di ogni accordo si concordano direttamente con il brand e che condividere dati sul pubblico e sull'interazione aiuta a giustificare la propria tariffa. Il guadagno dipende quindi da alcuni fattori ricorrenti:

    • la dimensione e la qualità del pubblico, cioè quante persone interagiscono davvero;
    • la coerenza tra il profilo e il brand;
    • il tipo di contenuto richiesto (un reel con riprese dedicate richiede più lavoro di una storia);
    • i diritti d'uso concessi al brand, ad esempio per usare il video nelle sue inserzioni;
    • l'esclusiva richiesta e la durata della collaborazione;
    • la diversificazione delle entrate, perché chi vive solo di sponsorizzazioni dipende dalle scelte di pochi clienti.

    Quanti follower servono per guadagnare

    Per le collaborazioni con i brand non c'è una soglia minima: un'azienda locale può preferire un profilo piccolo ma molto seguito nella propria zona. Le soglie esistono invece per i programmi delle piattaforme. YouTube, ad esempio, ammette al Programma partner i canali con 1.000 iscritti e 4.000 ore di visualizzazione valide negli ultimi 12 mesi, oppure 1.000 iscritti e 10 milioni di visualizzazioni di Shorts negli ultimi 90 giorni, e precisa che raggiungere i requisiti non garantisce l'ammissione. Per TikTok e Instagram i requisiti cambiano spesso e non sono uguali in tutti i paesi, quindi è opportuno verificarli nei rispettivi centri assistenza prima di farci affidamento.


    3. Come diventare petinfluencer

    Chi vuole far diventare "famoso" il proprio cane o gatto ottiene risultati più solidi lavorando su una nicchia chiara e su una pubblicazione costante, piuttosto che inseguendo il singolo video virale. Un video può portare molte visualizzazioni in un giorno, ma sono la riconoscibilità del profilo e la fiducia della community a renderlo interessante per un brand.

    Scegli la nicchia

    La nicchia nasce dall'incrocio tra l'animale, la tua vita e ciò che sai raccontare bene. Qualche esempio ipotetico: un cane adottato da un canile e il percorso di inserimento in famiglia, un gatto anziano e la vita quotidiana con le sue esigenze, i viaggi con il cane in Italia, la vita con animali in un appartamento di città. Più la nicchia è precisa, più è facile che le persone si riconoscano e che un'azienda capisca a chi parli.

    Scegli le piattaforme

    Instagram e TikTok sono i canali più naturali per foto e video brevi, YouTube premia i contenuti più lunghi e cercati nel tempo, mentre un blog o una newsletter possono intercettare chi cerca informazioni su Google e sugli assistenti AI come ChatGPT, Perplexity o le AI Overviews di Google. All'inizio è opportuno concentrarsi su una o due piattaforme e gestirle bene, invece di aprire profili ovunque e abbandonarli dopo poche settimane.

    Crea contenuti riconoscibili

    Un profilo cresce quando chi lo incontra capisce in pochi secondi che cosa troverà. Format ricorrenti, un tono di voce stabile, una presentazione chiara nella bio e un mix tra intrattenimento e contenuti utili aiutano molto. Sottotitoli e testo a schermo sono importanti, perché, come ricorda anche Instagram, molti video vengono guardati senza audio.

    Costanza e community

    La crescita richiede tempo, e una pubblicazione regolare che si riesce a sostenere vale più di un mese intenso seguito da un lungo silenzio. Rispondere ai commenti, fare domande e ascoltare cosa chiede il pubblico costruisce la relazione che poi rende credibile una collaborazione. Quando arriveranno le prime proposte, conviene accettare solo quelle coerenti con ciò che usi davvero, perché la fiducia della community è il capitale più prezioso del profilo.


    4. Le regole sulla pubblicità

    Ogni contenuto per cui ricevi un compenso, un prodotto in omaggio o un invito deve essere riconoscibile come pubblicità fin dal primo sguardo. Il divieto di pubblicità occulta vale per tutti, a prescindere dal numero di follower, e l'AGCM ha chiarito già dal 2017 che si applica anche ai social network.

    Influencer rilevanti: le regole AGCOM

    Con la delibera 197/25/CONS, approvata il 23 luglio 2025, l'AGCOM ha adottato le Linee guida e il Codice di condotta per gli influencer. Si considerano "rilevanti" gli influencer con almeno 500.000 follower oppure con una media di un milione di visualizzazioni mensili su almeno una piattaforma, e chi supera una soglia deve rispettare le regole su tutti i propri profili. Gli influencer rilevanti si iscrivono a un elenco tenuto dall'Autorità, indicano nel profilo la dicitura "in elenco AGCOM", devono essere identificabili e raggiungibili, e non possono fare comunicazioni commerciali su tabacco, gioco d'azzardo e farmaci con obbligo di ricetta. La maggior parte dei petinfluencer italiani resta sotto queste soglie, ma le norme generali sulla trasparenza pubblicitaria continuano ad applicarsi.

    Le diciture della Digital Chart IAP

    Il Regolamento Digital Chart dell'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria, nella versione pubblicata il 30 ottobre 2024 e richiamato anche dal Codice AGCOM, indica come segnalare i contenuti promozionali:

    • con una collaborazione retribuita: "pubblicità/advertising", "promosso da… brand", "sponsorizzato da… brand" o "adv/ad + brand", come prima informazione del post e, se usi hashtag, entro i primi tre;
    • nelle storie e nei contenuti a scadenza: la dicitura va sovrapposta in modo ben visibile a ogni contenuto promozionale;
    • nei video: come prima informazione nella descrizione e in sovraimpressione nelle scene iniziali, ripetuta durante le dirette;
    • con un prodotto ricevuto in omaggio senza accordo di committenza: "prodotto inviato da… brand";
    • con link di affiliazione o codici sconto: un'avvertenza come "link affiliato + brand";
    • con un invito a un evento o un viaggio: l'indicazione che la partecipazione è avvenuta su invito.

    Gli strumenti delle piattaforme, come l'etichetta "Partnership retribuita" di Instagram, sono considerati idonei se il contenuto rispetta comunque il Regolamento. Instagram stesso chiede di usare l'etichetta ogni volta che si riceve qualcosa da un partner commerciale, denaro o altro, compresi omaggi e viaggi. Usare insieme l'etichetta della piattaforma e una dicitura chiara nel testo è la scelta più prudente.


    5. Fisco: serve la partita IVA?

    Se l'attività di petinfluencer diventa abituale, serve la partita IVA con il codice ATECO adeguato. Dal 1° gennaio 2025 la classificazione ATECO 2025 dell'Istat, adottata per finalità amministrative dal 1° aprile 2025, prevede il codice 73.11.03 "Attività di influencer marketing", che l'INPS richiama espressamente nella circolare n. 44/2025.

    Secondo la stessa circolare, i compensi di un content creator rientrano di regola nel lavoro autonomo se l'attività è esercitata abitualmente, con iscrizione alla Gestione separata INPS. Se invece l'attività è organizzata in forma d'impresa, ad esempio con la vendita di prodotti, si applica la gestione commercianti, e in alcuni casi di produzioni audiovisive pubblicitarie su commissione può scattare il Fondo pensioni dei lavoratori dello spettacolo. Anche un'attività occasionale produce reddito da dichiarare, e oltre i 5.000 euro annui comporta l'iscrizione alla Gestione separata.

    Chi apre la partita IVA può valutare il regime forfetario, che si applica fino a 85.000 euro di ricavi o compensi annui secondo la disciplina illustrata dall'Agenzia delle Entrate. Ogni situazione ha le sue variabili, quindi prima di firmare il primo contratto è opportuno confrontarsi con un commercialista e chiedere come trattare anche i prodotti ricevuti in omaggio.


    6. Benessere animale e confine sanitario

    Nessun contenuto vale lo stress dell'animale: se il cane o il gatto mostra disagio, la ripresa si interrompe. Costumi, travestimenti, luci forti, ambienti rumorosi, sessioni lunghe o situazioni costruite per far ridere possono essere fonte di paura o di stress. È opportuno rispettare i tempi dell'animale, girare brevi sessioni, premiare la collaborazione e rinunciare alle riprese quando non è il momento.

    C'è poi un effetto meno visibile. In un sondaggio della British Veterinary Association del 2018, il 49% dei veterinari riteneva che i social media influenzassero la scelta delle razze brachicefaliche, quelle dal muso schiacciato che possono avere gravi problemi respiratori. Chi ha un pubblico ampio contribuisce a ciò che le persone considerano "carino" o desiderabile, e anche la FNOVI, nel giugno 2026, ha ricordato che i contenuti mediatici sugli animali dovrebbero basarsi su evidenze scientifiche e tutelare il loro benessere.

    Niente consigli sanitari

    Il petinfluencer può raccontare la propria esperienza, ma non sostituisce il veterinario. Diagnosi, terapie, dosaggi e interpretazione dei sintomi spettano al medico veterinario, e un consiglio sbagliato dato a migliaia di persone può fare danni reali. La regola pratica è semplice: il tuo ruolo è portare le persone dal veterinario.

    Farmaci con ricetta

    I medicinali veterinari soggetti a prescrizione non possono essere pubblicizzati al pubblico, come prevede il Regolamento (UE) 2019/6 all'articolo 120, e il Codice di condotta AGCOM vieta agli influencer rilevanti comunicazioni commerciali sui farmaci con obbligo di ricetta. Per un petinfluencer significa non nominare né mostrare a scopo promozionale questi farmaci, nemmeno quando un'azienda lo propone.


    Riflessioni finali

    Diventare petinfluencer è possibile anche partendo da zero, a patto di trattarlo come un progetto: una nicchia chiara, contenuti riconoscibili, costanza, rapporti trasparenti con i brand e conti in ordine. Al centro resta però l'animale, il cui benessere viene prima di qualsiasi visualizzazione.

    Se vuoi costruire il tuo profilo con un metodo, nel percorso PetCreator di GenV lavoriamo su posizionamento, foto e video del pet, benessere animale e monetizzazione. Per informazioni puoi scriverci a info@genvmarketing.com.


    Domande frequenti

    Quanto guadagna un petinfluencer?

    Non ci sono dati ufficiali affidabili sui guadagni dei petinfluencer in Italia. I compensi si negoziano con ogni brand e dipendono da dimensione e coinvolgimento del pubblico, tipo di contenuto, diritti d'uso, esclusive e dalla varietà delle fonti di ricavo.

    Come far diventare famoso il mio cane sui social?

    Scegli una nicchia precisa, concentrati su una o due piattaforme e pubblica con regolarità contenuti riconoscibili. Rispondi alla community e rispetta sempre i tempi del cane, perché uno stile di ripresa che lo stressa non è sostenibile.

    Quanti follower servono per guadagnare?

    Per le collaborazioni con i brand non esiste una soglia minima, conta la coerenza tra profilo e azienda. Le soglie riguardano i programmi delle piattaforme: YouTube, ad esempio, richiede 1.000 iscritti più 4.000 ore di visualizzazione in 12 mesi oppure 10 milioni di visualizzazioni di Shorts in 90 giorni.

    Serve la partita IVA per fare il petinfluencer?

    Sì, se l'attività è abituale. Dal 2025 esiste il codice ATECO 73.11.03 "Attività di influencer marketing"; per i compensi occasionali valgono regole diverse, con iscrizione alla Gestione separata INPS oltre i 5.000 euro annui. È opportuno farsi seguire da un commercialista.

    Devo scrivere #adv anche se il prodotto mi è stato regalato?

    Sì, va segnalato. Secondo la Digital Chart IAP, se il prodotto è inviato senza un accordo di committenza la dicitura corretta è "prodotto inviato da… brand"; se c'è un compenso servono diciture come "pubblicità" o "sponsorizzato da… brand", ben visibili all'inizio del post.

    Le regole AGCOM valgono anche per i profili piccoli?

    Il Codice di condotta AGCOM si applica agli influencer con almeno 500.000 follower o un milione di visualizzazioni medie mensili su una piattaforma. Il divieto di pubblicità occulta e le regole sulla riconoscibilità dei contenuti promozionali valgono invece per tutti.

    Posso dare consigli sulla salute del mio animale?

    Puoi raccontare la tua esperienza, invitando sempre a rivolgersi al veterinario. Evita diagnosi, terapie e dosaggi, e non promuovere mai farmaci veterinari con obbligo di ricetta.

    ⚠️ Nota: questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una consulenza legale, fiscale o previdenziale.


    Fonti

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